Guida gratuita · Contratti

Il contratto
per social media manager

Il contratto si legge solo quando qualcosa va storto, ed è lì che scopri cosa non avevi scritto. Qui trovi le quattordici clausole che servono davvero, spiegate una per una, e in fondo il modello che uso io — gratis, in Word e in PDF.

Perché un preventivo accettato non basta

Un preventivo accettato via email è già un accordo valido. Ma dice solo cosa farai e quanto costa: non dice cosa succede se il cliente non manda i materiali, se sparisce per tre settimane e poi ha fretta, se vuole il doppio delle revisioni, o se decide di chiudere da un giorno all'altro.

Il preventivo si legge quando le cose vanno bene. Il contratto si apre solo quando vanno male.

Non serve un documento di venti pagine. Servono quattordici punti scritti in italiano comprensibile.

Le quattordici clausole, una per una

1 · Premesse

Formale ma utile: stabilisce che quanto scritto sopra — chi sono le parti, cosa vuole ottenere il cliente — fa parte del contratto e non è decorazione.

2 · Materiali forniti dal cliente

Due cose insieme. La prima: il cliente garantisce che foto, testi e loghi che ti passa sono suoi o che ha il diritto di usarli. Senza questa riga, se pubblichi un'immagine coperta da diritti il problema diventa tuo.

La seconda è quella che quasi nessuno mette: cosa succede se i materiali non arrivano in tempo. La formulazione che funziona è che le tue scadenze slittano di pari durata, senza che ciò sia un tuo inadempimento. Da quel momento il ritardo del cliente resta del cliente.

3 · Oggetto, autonomia e compenso

Qui va il perimetro, con i numeri: quanti post, quante storie, quali canali, cosa è compreso oltre alla pubblicazione. E soprattutto quante revisioni sono incluse. È il campo che divide un rapporto sereno da uno in cui ti chiedono la quarta versione del carosello.

Va scritto anche che lavori senza vincolo di subordinazione e senza orario prestabilito: è ciò che distingue una collaborazione professionale da un rapporto di lavoro mascherato.

E soprattutto va scritto cosa non è compreso. La confusione più costosa di questo mestiere è tra creare i contenuti e produrre il materiale: grafiche, testi e impaginazione sono lavoro tuo, ma riprese fotografiche e video, shooting e registrazioni in loco sono un'altra attività, con altri tempi e altri costi.

Da copiare

«Il professionista non è responsabile della produzione del materiale da pubblicare — riprese fotografiche e video, shooting, registrazioni in loco — che resta a carico della società, salvo accordo separato e distintamente compensato.»

Senza questa riga, il cliente che non ha foto decenti si aspetta che gliele faccia tu, gratis, come se fosse compreso nel mensile.

4 · Approvazioni e pubblicazione

La regola giusta è una sola: senza approvazione non si pubblica. Non il contrario. Il silenzio del cliente non equivale a un sì, perché pubblicare qualcosa che non ha visto ti espone a una responsabilità che non ti compete.

Ma allora cosa succede se non risponde? Qui sta il punto che quasi nessuno scrive:

Da copiare

«In caso di mancata o tardiva approvazione, la pubblicazione resta sospesa fino al riscontro. Il periodo di inattività conseguente non costituisce inadempimento del professionista, non dà diritto a riduzioni del compenso e non comporta l'obbligo di recuperare i contenuti non pubblicati.»

Tradotto: se il cliente sparisce, il profilo si ferma, e non è colpa tua. Non devi pubblicare a rischio tuo per tenere viva la pagina, non ti tagliano il compenso, e a fine mese non ti tocca fare il doppio del lavoro per recuperare.

Se invece vi trovate bene e volete più scorrevolezza, si può concordare per iscritto che tu pubblichi in autonomia dentro un piano già approvato. È diverso dal silenzio-assenso: lì l'approvazione c'è stata, riguarda il piano invece del singolo contenuto.

5 · Durata e recesso

Da quando parte, come si rinnova, con quanto preavviso si esce — da entrambe le parti. Trenta giorni è lo standard sensato.

Chi teme che una clausola di uscita spaventi il cliente ha l'intuizione rovesciata: un cliente strutturato è più tranquillo quando sa come si esce, e chi non la mette sembra insicuro.

6 · Esclusiva e riservatezza

Se accetti di non lavorare con concorrenti diretti, definisci ambito, territorio e durata. Una clausola di non concorrenza troppo generica rischia di essere inefficace, e comunque ti lega più di quanto immagini: "non lavorare con concorrenti" senza confini può voler dire mezzo settore.

7 · Proprietà dei contenuti

I contenuti pubblicati restano al cliente: è giusto e nessuno lo discute. Ma vanno scritte due cose in più.

I file sorgente — i progetti modificabili, i tuoi modelli, il tuo metodo — restano tuoi, salvo diverso accordo. Altrimenti chiunque può chiederti tutto il pacchetto alla fine del rapporto.

Il portfolio: il diritto di mostrare il lavoro svolto. Se non lo scrivi e il cliente diventa rigido, non puoi nemmeno raccontare cosa hai fatto.

8 · Pagamenti

Entro quanti giorni dalla fattura, e cosa succede se sforano. Nei rapporti tra professionisti e imprese la normativa italiana prevede interessi di mora automatici sui ritardi: non serve una clausola per averli, ma scriverlo cambia il comportamento del cliente molto prima di doverli applicare.

Aggiungi anche il diritto di sospendere le attività dopo un certo numero di giorni di ritardo, previa comunicazione scritta.

9 · Accessi e credenziali

Gli accessi restano del cliente, che si impegna a mantenerteli attivi. E le credenziali non si girano a terzi da nessuna delle due parti.

10 · Trattamento dei dati

Qui quasi tutti i contratti in circolazione sono vecchi: citano il D.Lgs. 196/03, superato dal Regolamento UE 2016/679.

E c'è un punto che riguarda direttamente te: se gestisci messaggi, commenti e contatti dei clienti finali, tratti dati personali per conto del cliente. In quel caso serve una nomina a responsabile del trattamento ai sensi dell'art. 28 del Regolamento. Non è un dettaglio formale: è un obbligo che ricade su entrambi.

11 · Canali di comunicazione

La clausola che nessuno mette e che tutti rimpiangono.

Le comunicazioni contrattuali — approvazioni, richieste, modifiche, recesso — avvengono solo via email. Messaggi su WhatsApp o in chat non producono effetti contrattuali: non valgono come approvazione di un contenuto, come incarico di un'attività aggiuntiva o come modifica di quanto pattuito.

Senza questa riga, il "te l'avevo scritto su WhatsApp" diventa una discussione che non puoi vincere.

12 · Limiti di responsabilità e obiettivi

I risultati dipendono da fattori che non controlli: algoritmi, stagionalità, concorrenza, e la qualità di quello che il cliente vende.

Ma la parte che conta è un'altra: senza un budget pubblicitario concordato e finanziato dal cliente, l'attività è limitata alla crescita organica. In quel caso non possono essere pretesi obiettivi numerici di crescita, copertura, contatti o vendite, e il mancato raggiungimento non è un tuo inadempimento.

Se il cliente vuole obiettivi misurabili, si concordano per iscritto budget e indicatori. È la clausola che chiude in partenza la conversazione più frustrante di questo mestiere.

13 · Foro competente

Quale tribunale decide in caso di controversia. Sembra teorico, ma se il cliente è a settecento chilometri fa la differenza tra far valere le proprie ragioni e lasciar perdere.

14 · Rinvio

Per tutto ciò che non è previsto, valgono le disposizioni di legge. Chiude il documento senza lasciare buchi.

Il modello che uso io

Non è un modello scritto a tavolino: è il contratto che uso con i miei clienti, anonimizzato e trasformato in modello, con i campi da compilare tra parentesi quadre.

Formato Word, così lo modifichi, più una copia in PDF.

Da leggere prima

Non è un parere legale e non sostituisce un avvocato. Ogni rapporto è diverso: prima di firmarlo vanno adattati compenso, perimetro, durata, foro competente e la parte sui dati. Per rapporti importanti, o se il cliente è una società strutturata, fallo rivedere da un legale — costa poco e vale molto.

Scarica il modello, gratis →

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