Guida gratuita · Prezzi
Quanto far pagare
come social media manager
In Italia non esiste una tabella dei compensi per questo mestiere, e la conseguenza è che ognuna si prezza a sensazione. Qui trovi le fasce reali, il conto per sapere quanto guadagni davvero all'ora, e cosa dire quando arriva la domanda sul prezzo.
Le fasce reali del mercato italiano
Prima di decidere quanto chiedere, serve sapere in che fascia ti trovi. Queste sono le fasce che si vedono sul mercato italiano per la gestione continuativa di un cliente:
- Chi comincia — tra i 250 e i 500 euro al mese per cliente. È una fase, non una condanna: dura da sei mesi a un anno se lavori sui prezzi.
- Chi è avviata — tra i 500 e i 900. È la fascia dove sta la maggior parte delle freelance italiane, e dove si resta più a lungo del necessario.
- Chi è specializzata — da 900 a 1.800 per cliente, con un settore o un servizio riconoscibile. Il salto non è di competenza tecnica: è di posizionamento.
- Chi lavora su progetti — strategie, lanci e consulenze da 1.500 a 5.000 a progetto. Meno prevedibile, molto più redditizio per ora lavorata.
La differenza tra Nord e Sud esiste e si sente, soprattutto sulle gestioni piccole. È anche la ragione migliore per lavorare da remoto e con le agenzie: il tuo mercato non deve coincidere con la tua provincia.
Il conto che quasi nessuno fa
Il prezzo giusto non si trova guardando cosa chiedono le altre. Si trova partendo da due numeri tuoi.
Il primo: quanto ti serve incassare al mese per stare in piedi, diviso per il numero di clienti che riesci a seguire bene. Quello è il pavimento, non l'obiettivo.
Il secondo: il compenso orario reale. Per una settimana segna le ore vere che dedichi a ogni cliente — comprese la pianificazione, le revisioni, i messaggi, il report, la call, e i minuti in cui ci pensi mentre fai altro. Poi dividi quanto ti paga per quelle ore.
Quasi tutte scoprono che il compenso orario reale è metà di quello che credevano.
Contando solo la produzione si sottostima di almeno il quaranta per cento. È il motivo per cui certi clienti sembrano convenienti e non lo sono.
Dal fatturato a quello che ti resta
In regime forfettario si paga un'imposta sostitutiva su una percentuale del fatturato, e i contributi previdenziali sulla stessa base. Il forfait sostituisce i costi: gli abbonamenti e gli strumenti li paghi tu senza poterli dedurre.
Il netto è quindi sensibilmente più basso del lordo, e la percentuale esatta dipende dalla tua situazione. Fattela dire dal commercialista una volta sola, e da lì in poi ragiona su quel numero invece che sul fatturato.
Metti da parte una quota fissa di ogni incasso su un conto separato, il giorno stesso in cui arriva. Chi accantona a fine anno non accantona.
Come si dice il prezzo
Quando dici la tua tariffa e senti il bisogno di aggiungere qualcosa — una giustificazione, uno sconto anticipato, una risata — non è il prezzo a essere sbagliato. È che stai chiedendo il permesso di chiederlo.
Il cliente legge quell'esitazione prima ancora della cifra. E se tu sembri incerta sul valore di quello che vendi, lui si sente autorizzato a esserlo altrettanto.
Le tre regole della conversazione
- Dai il numero e fermati. Niente «però possiamo vedere». Aspetta la risposta, anche se il silenzio dura sei secondi e ne sembrano sessanta.
- Parla di cosa ottiene, non di quante ore fai. Le ore sono un costo e i costi si negoziano. Il risultato è un valore e il valore si valuta.
- Non scontare: togli. Se il budget non arriva, riduci il perimetro. Il prezzo scende perché scende il contenuto, non perché tu vali meno.
«Sul prezzo non riesco a scendere, ma posso rivedere cosa c'è dentro. Se togliamo le stories quotidiane scendiamo a Y: ti funziona come punto di partenza?»
Alzare la tariffa a un cliente che hai già
È più facile di quanto sembra, a due condizioni: dare un preavviso e non scusarsi.
Il venti per cento è la soglia sensata. Sotto il dieci non cambia la tua vita e apri comunque la trattativa; sopra il trenta su un cliente storico serve un motivo visibile.
Comincia dai clienti nuovi — il prezzo nuovo vale da subito, senza conversazioni. Poi passa al cliente che ti pesa di più: se dice di no hai risolto un problema, se dice di sì hai risolto l'altro.
Il conto che toglie la paura
Cinque clienti a mille euro fanno cinquemila al mese. Alzi del venti per cento e uno se ne va: restano quattro clienti a milleduecento, cioè quattromilaottocento. Hai perso duecento euro al mese e hai recuperato un quinto del tuo tempo.
Nella pratica quasi nessuno se ne va: cambiare fornitore costa al cliente più del venti per cento, perché deve rispiegare tutto a qualcun altro.
A metà gennaio. I budget ripartono e le decisioni si prendono. Lo stesso aumento proposto a novembre viene rimandato, perché a fine anno i budget sono finiti.
Sette guide sui prezzi
Come parlare di prezzi senza imbarazzo, dodici formati di servizio che non sono la gestione completa, cosa si aspetta un cliente che paga bene, e il preventivo che si legge in due minuti.
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Ti scrivo quando esce una guida nuova, senza calendari fissi e senza spam. Intanto ti mando quella sui dodici segnali del burnout.